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Hakkary – Boicottando la “nuova Costituzione”

InPensiero, Politica su novembre 20, 2010 a 4:31 pm

Foto di Marika Bertoni

Il Referendum Costituzionale avvenuto in Turchia lo scorso 12 Settembre rappresenta un’ importante tappa all’ interno del travagliato cammino della Repubblica Turca verso il riconoscimento di un’effettiva democrazia. Nonostante la vittoria dei “sì” con una percentuale del 58%, nel Sud Est Kurdo si è registra­to un fenomeno di astensionismo estremamente elevato, testimoniando il successo del partito filo-kurdo “Pace e Democrazia”(BDP) e il vivo desiderio da parte della popolazione Kurda di far sentire la propria voce attraverso una protesta positiva e collettiva. Da Hakkari reportage del “Boicot day”.

11 Settembre. Mezzanotte. Arriviamo all’ingresso di Hakkari, città capoluogo della Provincia più estrema del Sud-Est turco, ai confini con l’Iran e l’Iraq. Siamo già al secondo controllo militare nell’arco di mezz’ora dal no­stro arrivo. Aspettiamo di riavere i documenti (presto ci abitueremo a questa procedura).Mostriamo i passaporti, compiliamo un modulo, poche domande: nome, cognome, occupazione, perchè ci troviamo lì, proprio ad Hakkari.

Foto di Marika Bertoni

Hakkari, la ‘prigione a cielo aperto’, una prigione fat­ta di montagne rocciose con un’unica strada di accesso e un’unica strada di uscita. Arriviamo di notte, per una valle stretta, la Valle dello Zap, il fiume che continua il suo corso verso l’Iraq. Sembra di essere sul carrozzone degli orrori al Luna Park, il cielo nero, il dolmuş che avanza rumoroso e incerto su una strada a tratti sterra­ta, ai lati solo l’oscurità, montagne di cui si percepisce solo l’esistenza grazie a luci colorate collocate dai mili­tari stessi il cui scopo è controllare meglio l’area. Altro controllo. Questa volta i militari sembrano nervosi di fronte alla nostra presenza, parlano veloce, in turco, vo­gliono capire cosa ci fanno lì sette stranieri – sei donne e un uomo, sei italiani e una francese, in piena notte, alle porte di Hakkari. Siamo semplici viaggiatori, andiamo a trovare un amico (di cui sono costretta a dare nome e cognome, dichirando i tempi della nostra visita e di nuovo un abbozzata motivazione della nostra presenza). Domani è un giorno importante in cui sono attese ten­sioni. E’ il 12 settembre, giorno del colpo di stato mili­tare del 1980 e giorno del Referendum costituzionale in cui i cittadini Turchi decideranno se modificare la costi­tuzione redatta proprio in seguito al golpe. Riusciamo a passare. E’ l’una di notte e la città è in silenzio. Arrivati, ci togliamo le scarpe e veniamo accolti in un enorme stanzone pieno di tappeti e cuscini colorati. Sorrisi e oc­chi grandi, abbracci di persone che ci vedono per la pri­ma volta ma che già sentiamo sicuri, fidati. Ci lasciamo alle spalle il buio, gli sguardi freddi e indagatori dei mili­tari armati, per lasciar spazio ad un caldo çay, che ci vie­ne servito secondo il tradizionale rituale, in tradizionali bicchieri affusolati, bicchieri a forma di corpo di donna. Sono l’unica a conoscere il turco, assumen­do l’importante ruolo di ponte tra Loro e Noi.

Foto di Marika Bertoni

12 Settembre. Giorno del Referendum Costituzionale. Il Referendum deciderà se il pacchetto di riforma co­stituzionale supportato dal governo del Partito di Giu­stizia e Sviluppo (AKP) entrerà in vigore modificando in alcune parti la Costituzione nata dal colpo di Stato. Il progetto di una nuova ‘costituzione civile’ era presente nell’agenda politica dell’AKP sin dal 2007. La nuova carta costituzionale redatta in coincidenza con le elezioni politiche di quell’anno avrebbe apportato cambiamenti significativi anche per la minoranza Kur­da – in primis la redifinizione di nazione e cittadinanza turca; il progetto è stato però accantonato dal governo causa la forte opposizione politica e la poca volontà del governo stesso di voler proseguire con decisione.

Foto di Marika Bertoni

Nel luglio 2009 l’AKP lancia’ l’apertura Kurda’, poi ampliata in ‘iniziativa democratica’ per cercare di risol­vere il problema Kurdo; in dicembre per la prima volta nella storia della Repubblica la questione Kurda viene discussa in parlamento e nel gennaio 2010 come svilup­po di questo processo il governo AKP presenta un pac­chetto di riforma costituzionale. Nonostante il progetto di una costituzione completamente nuova sia stato ab­bandonato la riforma comprendeva alcune importanti richieste Kurde quali un nuovo meccanismo di rappre­sentanza per permettere ai partiti che non superavano la soglia del dieci percento di essere rappresentati in parlamento e regole più severe per la chiusura dei partiti. La riforma costituzionale ha però incontrato forti critiche sia da parte dei partiti all opposizione sia da parte dell’esercito e dell’establishment Kemalista in generale subendo così pesanti riduzioni e diventando un “mini pacchetto democratico”. Sembra che il governo AKP per ottenere il sostegno necessario al progetto di riforma prima delle elezioni del 2011 abbia consentito a ridurne ancora di più la portata, dimenticandosi delle promesse fatte e marginalizzando la questione Kurda sostenendo solo gli emendamenti “più importanti” .

Foto di Marika Bertoni

Come risultato, il pacchetto presentato in parlamento ad aprile non conteneva nessuna delle richieste fatte dal partito Kurdo della Pace e della democrazia (BDP). Le aspettative Kurde stimolate dall’AKP non hanno ricevu­to risposta, la “riforma” ha prodotto delusione, sfiducia e rabbia tra i Kurdi e portato il BDP a non sostenere gli emendamenti in parlamento. Il governo AKP si è tro­vato in questo modo isolato sia contro l’opposisione di CHP e MHP che definisce la riforma costituzionale trop­po radicale e vede lo sgretolarsi di privilegi e potere, sia contro il BDP che invece non percepisce nessun cam­biamento effettivo nelle riforme proposte. Gli articoli passati al voto in Parlamento non hanno raggiunto i 367 voti necessari per entrare immediatamente in vigore; su­perata la soglia dei 330 voti l’emendamento ha bisogno di un secondo voto, quello popolare del Referendum, per diventare effettivo. La risposta a tutto questo è stata un deciso ‘boicottamento’ dei seggi da parte del parti­to Kurdo. Dopo mesi di discussioni e promesse le spe­ranze Kurde vengono di nuovo infrante da una riforma costituzionale che non ri-forma, che non prende in con­siderazione nemmeno uno dei diritti richiesti dal popolo Kurdo, diritti essenziali per dichiararsi una democrazia. Nonostante non vi sia nessun emendamento che riguar­di specificamente la questione Kurda va sottolineata la presenza di due articoli particolarmente importanti che vanno a ridefinire il ruolo di alcune istituzioni statali – l’HSYK che equivale al nostro Consiglio Superiore della Magistratura e la Corte Costituzionale, sede del potere dell’elite Kemalista – stravolgendo e ribilancian­do la distribuzione del potere all’interno dello stato a favore del Parlamento e del Governo, organi demo­craticamente eletti e non nominati. La riforma costi­tuzionale non è quindi del tutto priva di valore, la sua importanza va rintracciata nella nuova distribuzione di potere tra gli organi statali che dovrebbe aprire la strada alla normalizzazione del funzionamento della democrazia rappresentativa, primo passo per ulteriori riforme di portata più ampia che incidano diretta­mente anche sulla condizione della minoranza Kurda.

Foto di Marika Bertoni

12 Settembre. Di giorno Hakkari cambia faccia, le montagne nere diventano d’oro e rame contornate da un cielo azzurro acceso con qualche nuvola. Oggi non si va in centro. La ‘nostra famiglia’. come tante, decide di non partecipare alla dimostrazione di prote­sta contro il referendum e contro l’uccisione di nove guerriglieri da parte dell’esercito, avvenuta pochi gior­ni primadecidendo di ‘protestare’non presentandosi ai seggi. Come dice uno dei figli, riportando le parole di Osman Baydemir, sindaco di Diyarbakır, oggi si fa “piknik referendum”. Gli abitanti di Hakkari in massa sostengono il BDP e scelgono di boicottare le urne. Par­tiamo in dolmuş, direzione ancora sconosciuta. Qualche casa pochi kilometri sopra Hakkari, un’alta montagna di fieno giallo, un ruscelletto che si fa strada tra le abitazioni, gli orti rinsecchiti dal sole, bambini urlanti. So­stiamo all’ombra degli alberi, facciamo colazione con pomodori e cetrioli appena raccolti, yogurt e formaggio, conversiamo con gli uomini della vita ad Hakkari, nei villaggi, degli ultimi sviluppi dell’ “Iniziativa Demo­cratica”. Non ci sono sviluppi, si torna indietro. I nove guerriglieri del PKK uccisi dai militari sono gli ultimi di una serie di ‘martiri’; molti morti si contano a partire dal primo giugno quando il PKK ha deciso il ritiro del cessate il fuoco unilaterale (cessate il fuoco unilaterale ripreso poi il 13 agosto e prolungato a novembre) e le operazioni militari si sono verticalmente intensificate. La situazione peggiora di giorno in giorno, nel Sud-est Turco –il Kurdistan turco- i festeggiamenti della fine di Ramadan finiti il giorno prima non sono stati felici, si parla di Festa Nera –Kara Bayramı-. Dopo un tentativo di lezione di lingua Kurda in cui cerchiamo di imparare almeno le parole chiave di saluto e ringraziamento ral­legrata dai bambini che ci riempiono le borse di mele piccole come noci ci avviamo alla volta di un altro vil­laggio. La scoperta: non è un villaggio ma una radura all’ombra di una fila di pioppi altissimi dove sembra sia radunato un paese intero. E’ un unica grande famiglia, meglio, un’ Aşiret –una tribù- di quattro fratelli con tutti i loro figli e figlie, nuore, generi, figli dei figli e nipo­ti. Tante coperte e teli a creare un’unica lunghissima e ampia tovaglia bordata di persone, di uomini e donne di tutte le generazioni insieme a festeggiare questo giorno. Riuniti per gridare al governo che NO, non sostengono la “nuova costituzione” perchè nuova non è, perchè al di là di alcune, poche, modifiche anche importanti, questa è ancora la costituzione del colpo di stato, di una Tur­chia ad un’unica nazione, bandiera e lingua che ancora non riconosce la ricchezza della pluralità dei popoli di Turchia.

Foto di Marika Bertoni

La riforma costituzionale dell’AKP non appor­ta alcun cambiamento sostanziale, non è più democra­tica, non garantisce una maggiore e vera protezione di diritti civili e politici, né risponde a nessuna delle ri­chieste del popolo Kurdo; modifica solo i meccanismi di potere tra le istituzioni statali, l’AKP agisce solo per proprio tornaconto personale. Viene servito riso bianco, un pò di verdura, pollo alla griglia, filoni di pane sparsi sulla tovaglia; un pasto semplice, condiviso, tutti dan­no una mano e infine si siedono ai bordi della lunghis­sima tovaglia cerata, si mangia insieme, otto persone –noi otto- non fanno la differenza, basta stringersi un pò. Viene il momento del çay. I giovani giocano a pal­lone, i più piccoli poco più sotto si buttano in piscina, le donne si riuniscono a chiacchierare, ridere e sgranoc­chiare semi di girasole, io ed Anna, la nostra professo­ressa e botanica, cominciamo una lunga conversazione con Haci Lezgin, uno dei quattro fratelli capostipiti, molti ragazzi si siedono attorno a noi, ascoltano rapiti. Lezgin parla di religioni, si definisce un “musulmano universale”, professa l’Islam ma ribadisce il valore di ogni culto e l’importanza di accettare le diversità di lingua, cultura, storia, religione, qualsiasi uomo nasce e viene al mondo con gli stessi diritti, il diritto alla vita ci viene dato da Dio e solo da Dio può esserci tolto. Si connette quindi alla lotta del popolo Kurdo, defini­sce la violenza come inaccettabile ma le circostanze tragiche in cui si trova il suo popolo che non si vede rispettati i diritti fondamentali e il diritto primario alla vita hanno portato inevitabilmente all’uso della violen­za, unico mezzo per non venire sopraffatti, “grazie al PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) esistiamo ancora e possiamo continuare a lottare”. “Oggi boi­cottiamo perche nessuna delle nostre richieste è stata ascoltata”. I Kurdi decidono di non votare no unendosi ai partiti di opposizione, non dicono no alle modifiche apportate, alle riforme, al cambiamento, ma decido­no di boicottare la “nuova costituzione” perchè anco­ra non li riconosce e non garantisce loro i diritti base e vogliono dimostrare che il popolo Kurdo esiste ed è unito. Nonostante i non-progressi, promesse non rispet­tate, aspettative non concretizzate, ancora morti, diffon­dersi di disillusione, a volte rabbia, la grande famiglia riunita oggi sotto i pioppi trasmette speranza, unione, volontà di credere che una strada c’è, una strada che parte dal popolo Kurdo e i loro rappresentanti. Lo stato turco deve prendere in considerazione le richieste Kur­de e instaurare un dialogo con il loro vero rappresentante, il Partito della Pace e della Democrazia (BDP).

Foto di Marika Bertoni

13 settembre, risultati. La riforma è passata, hanno vinto i ‘si’ con il 58 per cento dei voti contro i ‘no’al 42 per cento. L’affluenza alle urne è stata del 77 per cento che significa che il 23 per cento a livello nazionale non si è presentato ai seggi. In Hakkari si è registrata la massi­ma partecipazione al boicottaggio: il 93 per cento de­gli aventi diritto hanno boicottato le urne, a Diyarbakır, la teorica capitale del Kurdistan Turco, il 70 per cento della poplazione si è unito alla campagna del boicot­taggio, seguito da Şirnak con il 77 per cento e le altre province Kurde di Van, Mardin, Siirt , Batman dove i votanti sono stati meno del 50 per cento. La rifor­ma è passata, l’AKP ha vinto contro l’opposizio­ne; ma non è il solo, anche i Kurdi possono dichia­rarsi vincitori, hanno dimostrato di essere uniti e hanno confermato che il BDP è l’unico vero rappre­sentante della maggioranza dei Kurdi e le sue richie­ste devono essere ascoltate. Il non-voto è un grido che chiama ad una nuova costituzione democratica.

Testo di Carlotta Grisi. Foto di Marika Bertoni.

 

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CARLOTTA GRISI viaggiatrice, giornalista free lan­ce, laureata in scienze politiche, vive nel Kurdistan Turco dove partecipa attivamente alla ricerca di una soluzione alle innumerevoli problematiche legate alla ‘questione kurda’ collaborando con la popolazione e con enti locali.

MARIKA BERTONI viaggiatrice, fotografa free lance, autrice di numerosi progetti personali dove ad un’at­tenta analisi sociale del proprio tempo unisce una per­sonale ricerca artistica attraverso il mezzo fotografico.  www.marikbreton.com

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