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La bambina, il pugile, il canguro

In Letture, Pensiero, Recensioni on settembre 24, 2008 at 5:31 pm

Solo il tempo ti può far capire le differenti forme della riconoscenza verso una persona. Quando inizia l’età della memoria, si crede che bisogna “riconoscere” agli amici un caffè offerto al bar, un passaggio in macchina, una confidenza quando la tua ragazza ti lascia, un favore importante nel momento del bisogno. Sicché si crede che il debito di riconoscenza sia sempre legato a qualcosa di immanente, ad una necessità terrena. Però ad un certo punto della tua vita ti ritrovi con un amico nella stessa libreria, senza il peso di qualcosa di necessario da dare, ma solo con l’idea di offrire delle letture. E’ così che di fatto è partita l’idea di questo blog, per fare in modo che tutti possano sentirsi ispirati e leggere qualcosa che ci ha mossi dall’interno. Con la speranza che lo stesso accada anche a voi.

Oggi vorrei parlare dell’ulteriore debito di riconoscenza verso quell’amico che mi ha consigliato il libro di Gian Antonio Stella: La bambina, il pugile, il canguro. E’ un racconto che si può leggere in un pomeriggio ma che ti cambia i connotati come un incontro di pugilato con Primo Carnera. Questa è la storia di un gigante e di una bambina “diversa” dalle altre. E’ una storia della vita di tutti i giorni e di come si può perdere sempre, andare al tappeto, però con dignità e stile. L’omone racconta alla bambina dei più grandi “pugilisti” della storia e di uno che ha perso più di tutti. « – Meglio comunque andare KO che fare il camionista – si disse. E continuò a combattere, per anni e anni. Qualche sera arrivò a prendere diecimila dollari, qualche sera solo una ventina, un pollo fritto e una birra.» La vita è fatta così a volte si perde o si guadagna solo un pollo fritto e una birra. Però la maniera di perdere è descritta in queste righe come una forma di vittoria sull’indifferenza e sull’atrocità di chi rifuta i “deboli”. Quei figli di un dio minore che tirano da chissà dove la forza e lo splendore del sorriso, ovunque.

E’ un messaggio delicato di vita, perché a volte tutto quello che abbiamo è su questa terra e non sempre lo possiamo ottenere come se fosse sogno.

« Non importa perdere, piccola. Si può perdere anche tutta la vita. Capita. Importa come si perde. Come. ».

Roberto Anglani

Bari, 25 settembre 2008

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  1. Continuo a seguirvi, come promesso.. e mi complimento ancora con voi… A volte si perde.. è vero, ma bisogna saper perdere! E chi vince, penso, che non sempre sia il vero vincitore…

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