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No, amore mio, io non vi ho mai amata

In Pensiero, Recensioni, Teatro on novembre 8, 2008 at 9:53 pm

Michele Santeramo e Giorgio Vendola

Michele Santeramo e Giorgio Vendola

So per certo che esistono momenti così buii della vita politica di una nazione in cui alla fine di uno spettacolo teatrale siano gli spettatori a dover fare un inchino agli attori. Un inchino di felicità e riconoscenza. Se non altro per la speranza che il teatro, come esercizio dello spirito, continua ad alimentare. “The Hope” come direbbe il primo presidente nero degli Stati Uniti d’America.

Così una sera ti ritrovi in una piccola chiesetta romanica, la Vallisa di Bari, con gli amici di sempre, per uno spettacolo teatrale. Il “Cirano” mi dicono, di Michele Santeramo (attore e drammaturgo) e musiche di Giorgio Vendola (musicista, contrabbasso e basso acustico).

Come poter mancare un Cirano, chi Cirano lo è stato almeno una volta nella vita.

Cirano è un uomo come tanti. E’ anche un sensibile poeta, abile oratore, superbo spadaccino. Ma ha un naso sproporzionato e lineamenti in volto che lo rendono brutto a vedersi come le tempeste nell’Atlantico. Suo malgrado, Cirano è innamorato di una donna. Rossana è il suo nome, e ha occhi solo per Cristiano. Giovane, bellissimo cadetto, sgradevolmente ineloquente. Sciagurato, Cirano. Follemente diventa suggeritore di Cristiano, riversando nelle lettere d’amore e nelle dichiarazioni sotto il balcone, tutto l’amore stipato dietro il suo volto deturpato da quel naso. Cirano stacca le stelle come punes dal cielo e arrotola nelle sue parole tutta la volta celeste. Ma un giorno, partono per la guerra. Lui e Cristiano. Il destino crudele strappa al giovane amante di Rossana la sua breve vita. Rossana non ce la fa. Si chiude in un convento per il resto dei suoi giorni. Dopo molti anni, al tramonto delle loro vite, Cirano e Rossana tornano a parlarsi. Rossana lo riconosce, e capisce tutto. Oramai però è troppo tardi.

Michele Santeramo, la voce, parla con un contrabbasso ed un basso acustico, sublimi nelle mani di Giorgio Vendola. Cirano chiede, soffre, pensa ed il contrabbasso risponde, sembra che parli. Un monologo, un dialogo? Mi hanno detto che non c’è un nome quando un uomo ed uno strumento si parlano. E allora che sia un “biloquio”. Questa riscrittura teatrale tra le più originali di cui abbia mai potuto godere.

Parole e musica, di una triste storia d’amore, che allontanano per una breve finestra di tempo tutta la vergogna di chi dimentica e di chi non vede questo medioevo, tutto italiano, della civiltà.

Se non mi sono inchinato ieri, lo faccio ora, ricordando un contrabbasso ed una voce di un autunno di qualche tempo fa.

Clicca su PLAY per ascoltare

Roberto Anglani

Bari, 8 novembre 2008

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  1. strepitoso roberto strepitoso …
    non ho parole
    questa recensione mi ha toccato profondamente
    come lo spettacolo
    ti ringrazio per questa ennesima emozione

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