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Il vecchio e il mare

In Classici della Letteratura, Letture, Recensioni on novembre 20, 2008 at 5:19 pm

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Il vecchio e il mare si è propagato in tutto il mondo come un’eco, una storia senza tempo come tutte le vicende legate al mare, come un flusso di onde che si perdono verso il blu.

È un romanzo dal “sabor” nostalgico, amaro e dolce, intrinseco in tutto ciò che ha un’anima cubana.
Ambientato nelle acque che costeggiano quella terra, cuore figurato ed emotivo del Mar dei Caraibi, narra della dualità che in esse si cela: acque turchesi che lambiscono spiagge bianche, tranquille in superficie, ma dal risvolto misterioso e insidioso in profondità.

Il protagonista è un vecchio pescatore dell’Havana, consumato dalla salsedine, col volto segnato dal sole “ma con occhi color del mare, vivi e indomiti”.
Una vita trascorsa per mare su una barchetta con “una vela rattoppata con sacchi di farina che quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne”, una vita legata alla dura legge del mare, il cui nutrimento dipende dai venti, dalle correnti, dalla fortuna-sfortuna.

È settembre, un mese propizio per la pesca, la corrente del golfo rende le acque ricche eppure sono ottantaquattro giorni Santiago a ogni tramonto rientra alla baracca a mani vuote; anche Manolin, l’unico affetto, il ragazzo a cui ha insegnato tutto, lo ha abbandonato per volere dei genitori, andando a pesca con altre barche, lasciandolo nello sconforto totale. Eppure il ragazzo non aveva dimenticato del tutto quel vecchio abbandonato ormai da tutti, a cui lui era sempre riconoscente, come quel giorno in cui gli consegnò tra le mani l’esca che sarebbe stata il motore dell’ultima grande sfida del vecchio con il mare.

Hemingway,  premio Nobel per la Letteratura nel 1954, narra la sfida con il grande Marlin in modo minuzioso e lento rendendo il tutto molto reale. Tre giorni e tre notti, sfida e alleanza, un lento “son” tra le onde dove a tratti si indietreggia, a tratti si avanza… due vite legate a un filo, due maschi così simili entrambi al termine dell’esistenza, coraggiosi eppure disperati ma soprattutto soli. Lo scrittore conferisce a questa danza-lotta un’umanità esasperata in cui il carnefice prega per la sua stessa vittima, dove nessuno ne esce né vincitore né vinto perché è solo il mare ad avere la meglio.

È un grande insegnamento al rispetto della natura che non bisogna mai aver la presunzione di sopraffare!

Rossella Gendarmi

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