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Gli indifferenti

In Classici della Letteratura, Letture, Pensiero, Recensioni on novembre 22, 2008 at 1:57 pm

Gli indifferenti di Moravia

Avere 80 anni e non dimostrarli affatto.

Per essere compresa ed apprezzata, quest’opera deve essere contestualizzata nel periodo storico in cui è ambientata ed è stata concepita dal suo autore, Alberto Moravia: l’Italia degli anni Venti. Un paese dominato dall’ascesa al potere di Mussolini, culminata con l’imposizione di una dittatura che poi nel corso del tempo è stata subìta sempre più passivamente, fino a concederle un consenso quasi plebiscitario. Sono gli anni di una società borghese che cerca di dimenticare il periodo difficile della guerra e che per questo insegue il benessere e soprattutto la sua ostentazione ad ogni costo, persino quando questo benessere di fatto non esiste. L’apparenza diventa il motore che spinge gli animi, schiacciando in un angolino l’essenza delle cose.

Questa è anche la realtà sociale in cui si muovono e con la quale si confrontano i due giovani protagonisti di questa storia: Michele e Carla. Essi si sentono contagiati dalla corruzione dei costumi sociali e, seppure in modi differenti, cercano di opporvi resistenza, non riuscendo però a vedere altro intornò a sé se non il baratro, il vuoto. Ciò che maggiormente li tormenta è però la presa di coscienza di provare una assoluta indifferenza per qualcosa o qualcuno che invece dovrebbero odiare, o amare. Tutto ciò che li circonda più da vicino provoca loro un senso di disagio, una indifferenza fastidiosa che non riescono a trasformare in odio, proprio perché persino questo sentimento sembra inutile a migliorare le cose: di qui l’assoluta mancanza di aspettative, che porta in una condizione di “quiete nella non speranza”.

Il lettore li segue in questo loro percorso, in una narrazione che, se da principio può lasciarlo “indifferente e quasi infastidito” da tali personaggi, diventa via via sempre più appassionante, perché estremamente attuale. Il richiamo ai giorni nostri è pressocché immediato. Quanto spesso la gente si ritrova a ripetere con la stessa indifferenza azioni assurde, apparentemente prive di senso, talvolta dannose per sé e gli altri, solo per noia e con la speranza che possa trarne qualche beneficio?

E all’improvviso ci ritroviamo così terribilmente vicini a Michele e Carla, noi che viviamo in questo periodo storico per molti aspetti somigliante al loro, pur sempre con la speranza di riuscire a trovare dentro di noi la forza e la volontà d’animo per by-passare questo stato di “quiete nella non speranza” e provare direttamente la “speranza nella non quiete”, quello stato di irrequietezza propria di quando ti accorgi che la vita che aspetti da una vita è lì davanti a te e ti basta fare un gesto per farla tua.

Buona lettura

Rosa Lonigro

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