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Introduzione a Andy Warhol

In Letture, Recensioni on novembre 24, 2008 at 8:54 pm

Introduzione a Andy Warhol

Andy Warhol. Un artista. Un mito. Un rivoluzionario capace di invertire lo stesso concetto di unicità dell’arte, che ha scelto la serialità come immersione nel mondo, in cui tutto oscilla costantemente nell’irrisolvibile dubbio se sia la realtà finzione o viceversa. Alla sua personalità così complessa (è stato capace di cimentarsi in moltissime attività creative, non solo legate all’immagine, da cui era ossessionato basti pensare all’uso delle parrucche per la sua calvizie incipiente o all’operazione al naso che però non riuscì a modificare il suo aspetto) è dedicato Introduzione a Andy Warhol di Andrea Mecacci pubblicato dagli Editori Laterza nella collana Maestri del Novecento: in quasi duecento pagine si ripercorrono i momenti più importanti della sua vita e non solo artistica, i suoi incontri con altri artisti (tra cui Basquiat e Haring), la sua passione per il cinema underground, per la scrittura, in cui la pop art, così inscindibilmente legata alla sua esistenza, conserva la sua vera natura, la curiosità ironica, l’immediata fruibilità e allo stesso tempo il suo essere inchiesta estetica e sociale, legata ad una componente nichilista della società industrializzata. Così come sottolinea l’autore Warhol critica ma allo stesso tempo ne è affascinato, tutto quello che rende grande l’America (sia nella passione per il i miti come Marilyn ma anche negli oggetti legati al consumismo, come il famoso barattolo Campbell’s soup cans o ancora la serie Flowers in cui la mistificazione del reale è sintetizzata dal dilagare della plastica) ed è diventato lui stesso arte (si pensi al tema del travestitismo): ha modellato la sua immagine di demiurgo passivo creando una mitologia della sua persona, in modo che contasse l’artista ed è riuscito a creare qualcosa di inedito nell’assioma che ogni esperienza è second -hand, una sequenza infinita di dimensioni virtualmente già vissute. Warhol, che ha vissuto la contemporaneità, facendo affiorare le contraddizioni dell’american dream, di una società che si espandeva economicamente frantumando la sua autenticità, resta, così come Me­cac­ci ci dimostra, una delle figure più affascinanti e in­quie­te nella storia dell’arte, alla ricerca continua di una identificazione tra quello il suo essere e l’apparire che probabilmente non realizzò mai.

Gilda Camero

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