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Thomas Mann, la contraddizione in persona

In Biografie, Classici della Letteratura, Pensiero on dicembre 11, 2008 at 12:20 am

Thomas Mann

Thomas Mann

Scavare dentro la propria anima è un processo faticoso e doloroso e, per questo, un numero limitato di scrittori ha rivissuto la propria vita e la propria crescita nelle loro opere. Uno di questi è il romanziere Thomas Mann, premio Nobel per la letteratura 1929, che ha fatto dell’indagine interiore, l’oggetto del suo capolavoro: “Tonio Kröger”.

L’esistenza di Thomas Mann, fu, sin dall’infanzia, un compendio di due nature opposte, quella paterna appartenente al mondo borghese, incentrato sui doveri morali, e quella materna, caratterizzata dalla sensibilità artistica, dall’amore per la musica e la fantasia. Questa sintesi generò una particolare sensibilità individuale che portò l’artista a soffrirne le più intime contraddizioni.

Rivelerà, lui stesso, i propri tormenti di adolescente alla fidanzata con queste parole:

Lei sa che io, che la mia persona umana non ha potuto svilupparsi come quella di altri giovani; sa che un talento può essere assorbente, può succhiare il nostro sangue come un vampiro; Lei sa che vita fredda, inaridita, puramente ostentativa e rappresentativa io abbia vissuto per anni; sa che per anni, e per anni importanti, come essere umano mi sono considerato uno zero e ho voluto diventar qualcuno solo come artista…(lettera a Katja, principio di giugno 1904)

La vicenda culturale di Mann si basa su questo dualismo antitetico e contrastante, ai limiti del paradossale: da un lato, la nostalgia e l’amore per la semplice vita borghese, dall’altro il fascino e l’attrazione, parliamo di una vera vocazione, per l’arte, che danno origine ad una complessa vita spirituale.

E’ importante sottolineare che quando lo scrittore tedesco affrontò le prime esperienze intellettuali, la scena culturale tedesca di fine Ottocento era dominata dalla presenza di grandi personalità filosofiche ed artistiche come Schopenhauer, Nietzsche e Wagner, che egli stesso definirà la sua “Triplice costellazione”.

Del loro pensiero, Mann condivise il rifiuto di una visione positiva della vita tipica, invece, dalla classe borghese, capitalistica, tutta dedita al progresso ed al fattore economico, estranea perciò ai valori dell’arte.

Il pensiero artistico del giovane Mann si orientò e si formò, di conseguenza, in un’atmosfera cupa, materiale, concreta ma tristemente reale, in cui egli stesso si ritrovò precocemente incline a vivere i dissidi interiori di un’anima divisa tra la vocazione artistica e le norme sociali dell’ambiente borghese, sentimento che ritroveremo poi nel suo Tonio, protagonista del romanzo breve “Tonio Kröger”.

In “Tonio Kröger” viene rappresentato quindi il disagio interiore vissuto dall’adolescente Tonio, dietro cui si cela lo scrittore, nonché il trauma dell’artista, emarginato dal mondo e sconvolto dalla contraddizione tra esistenza artistica e vita borghese e dal rapporto problematico con la vita. Nei primi due capitoli dell’opera, è rilevante, infatti, l’analisi del disagio adolescenziale derivante dalla costante indagine interiore, nel quale lo scrittore ravvisa le possibili basi del formarsi di una coscienza artistica.

Cresciuto in un ambiente borghese, Tonio è un ragazzo quattordicenne caratterizzato da un’estrema sensibilità e dall’iniziale temperamento artistico che lo porteranno a sentire forte la contraddizione tra il modo di concepire la vita tutto teso agli affari e la forte tendenza verso il mondo dell’arte; Tonio, nonostante la giovane età, manifesta interessi culturali e letterari che non solo lo distinguono dai coetanei ma, lo rendono “inadatto” alla vita felice e spensierata dei suoi compagni. Memorabile è la scena in cui il ragazzo, durante le lezioni di ballo, si rimprovera di non essere rimasto nella sua stanza a leggere Immensee di Storm. Quello sarebbe stato il suo posto. Solo crescendo, il ragazzo capirà che la sofferenza è parte integrante degli animi sensibili che tendono all’arte.

Non a caso, il romanzo breve è considerato una delle più raffinate indagini psicologiche esistenti nella letteratura europea del XX secolo, un’analisi introspettiva ed intimistica, che si può definire “autoformazione o “autoeducazione”.

Lo stesso autore asserisce in “Goethe scrittore in Nobiltà dello Spirito”, che la vocazione educativa dello scrittore si delinea come una problematicità che vuol confessarsi, come qualche cosa di non comune, e che tuttavia è destinato a diventare, dal punto di vista umano, universale.

In Mann, alias Kröger, il processo educativo avviene per mezzo delle esperienze vissute che riguardano la lotta contro se stesso e contro il mondo esteriore; “Un’educazione che voglia essere puramente obiettiva,” dice Mann, “che non parta dal presupposto della propria formazione, non è che vuota pedanteria”. L’opera ha dunque origine dalle antinomie da cui l’autore deriva e attraverso cui egli si forma, nel tentativo di trovare il loro punto d’incontro in Tonio Kröger, l’artista che ritrae con amorevolezza e nostalgia il mondo borghese, facendo di esso, così lontano e diverso da lui, l’oggetto della sua arte.

Fu un modo per Mann di giungere ad una conclusione, di porre fine ad un’eterna contraddizione e di trovarvi una giustificazione reale che seppur ben esplicata, non trovò forse mai dimora nella sua anima. Perché, in fondo, lui stesso era contraddizione.

Claudia Ruggiero

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Il Presidio Primo Levi cresce ogni giorno di più, oggi lo fa grazie a Claudia Ruggiero che ci ha voluto regalare questo suo scritto su Thomas Mann. A Claudia, che è una delle prime sostenitrici del Presidio, esprimiamo tutta la nostra riconoscenza.

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