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Ultimo tango a Parigi

In Cinema, Recensioni on dicembre 18, 2008 at 3:22 pm

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Ultimo tango a Parigi (Italia, 1972)

  • Regia : Bernardo Bertolucci
  • Interpreti : Marlon Brando, Maria Schneider, Maria Michi, Massimo Girotti, Jean-Pierre Léaud
  • Genere : Drammatico
  • Durata : 132

Parigi, fine anni ’60. Due sconosciuti, un uomo di mezza età (Marlon Brando) e una giovane donna (Maria Schneider) si incontrano in un appartamento decadente sfitto.

Poche parole: “Lo prendi tu? Ti piace?”, “Non lo so, e a te piace?”, e quell’appartamento diventa il set del loro amore surreale, un luogo dove l’angoscia, la rabbia e la disperazione dell’uomo vengono leniti dalla leggerezza e dalla giovinezza della donna.

Un luogo dove dimenticare sé stessi, la propria storia, non raccontarsi niente. Non servono i nomi, contano solo le percezioni, le emozioni, la carnalità del sesso, che è dolce e violento insieme.

Il sesso come anestetico e droga contro la solitudine, contro la inevitabile fine dei rapporti e di tutte le cose terrene. Un ritorno agli istinti primordiali, prendere esempio dagli animali per non soffrire, tenersi lontani dai sentimenti.

Ma i due amanti finiscono col cedere alle regole della ragione: per capire, conoscere, vogliono credere che si possano abbattere le pareti di quell’appartamento senza che niente tra loro cambi.

“Ho 45 anni, gestisco un albergo non proprio ben frequentato, non che sia un bordello, però… Mia moglie si è suicidata, bevo e la mia prostata è gonfia come un pallone”.

Il sogno si infrange, la realtà è dura e ne prende il posto, ma non ci si arrende, si insegue ancora affannosamente il sogno, e dopo un’estenuante corsa lo si riafferra, lo si trattiene con forza, ma fugge di nuovo.

E’ l’ultimo tango, il sogno è finito, non può ricominciare, deve solo finire.

Il film in Italia fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”, e nel 1976 condannato al rogo dalla Cassazione. Ne furono salvate solo alcune copie.

Il regista, accusato di offesa al comune senso del pudore, venne privato per cinque anni dei diritti civili, tra cui quello di voto, e fu condannato a quattro mesi di reclusione (mai scontati).

A distanza di anni, nel 1987, il film venne riabilitato e proiettato nelle sale italiane, riscuotendo un vasto successo da parte del pubblico.

Stefania Bux

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Una nuova firma arricchisce ulteriormente di contenuti e nuovi punti di vista il Presidio Primo Levi. La cara amica Stefania Bux ha voluto regalarci la sua prima recensione attraverso la quale racconta un classico del cinema. Benvenuta.

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