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La Bella Estate

In Classici della Letteratura, Letture, Pensiero, Recensioni on luglio 6, 2009 at 7:46 pm

La Bella Estate di Pavese

Allora Guido se la strinse al braccio. – Tu non sei mica estate. Tu non sai cosa sia fare un quadro. Dovrei innamorarmi di te, per diventare intelligente. E allora perderei tempo. Devi sapere che un uomo lavora soltanto se ha degli amici che lo capiscono.

Mentre leggi Cesare Pavese, a volte ti può capitare di leggere frasi come queste, che sembrano scritte con inchiostro blu cobalto su un letto di neve chiara. Così rileggi due o tre volte lo stesso periodo fino a quando non capisci, fino a quando non proietti all’esterno, come una lampada a neon, quell’arbitrariamente piccola parte di vissuto che trovi in ogni libro e che ti fa sbalordire come quando impari un nuovo alfabeto.

La Bella Estate di Pavese è il racconto di una stagione di una vita. Di un breve cumulo di giorni che in una maniera o nell’altra tutti abbiamo vissuto. Parlo di quella stagione della vita che incomincia il primo mattino senza scuola, nel dubbio e nell’inoperosità di impostare delle nuove giornate e che termina svegliandoti qualche tempo dopo che sei diventato un uomo.

L’estate raccontata da Pavese è una stagione dell’amore e della scoperta della carne, non come l’esercizio erotico di un vizio insoddisfatto, ma come significato nuovo alla scorza che separa i nostri organi dall’ossigeno dell’atmosfera terrestre. Quella scorza di nervi e cellule in grado di poter cambiare una giornata o una vita intera al contatto di un nuovo mondo.

E’ così che Ginia, percorre la sua adolescenza in una manciata di mesi fino alla scoperta dell’amore di un uomo, della passione per l’odore dell’acqua ragia e di un bacio saffico dato per sbaglio una sera d’estate.

I giorni estivi di Pavese sono giorni che appartengono a ciascuno di noi, che capitano più volte, ai più fortunati, nell’arco di un’unica esistenza. Le sue sono parole che non leggi su un libro ma che ritrovi nel cassetto caotico della tua memoria incosciente e accaldata di qualche tempo fa.

– Non sei mai stato innamorato? – disse Ginia, senza guardarlo. – Di voi altre? Non ho tempo.

Roberto Anglani

Bari, 6 luglio 2009

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