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Archive for the ‘Poesia’ Category

Le Strade di Radio Primo Levi, parte III – The Hill

In Classici della Letteratura, Pensiero, Poesia, Radio Primo Levi on agosto 17, 2010 at 12:43 am

Campi di granturco nell'Illinois, foto di Rosa Lonigro.

Le città di “Spoon River” esistono davvero. Una di queste si chiama Lewistown. E’ un villaggio di 2000 anime a 350 km a Sud-Ovest di Chicago, Illinois. Per raggiungerla si deve tagliare la concreta infinità dei campi di granoturco che ti accompagna per qualche ora lungo strade senza fine della Route 66.

Main Street è la strada principale della città, lo dice la parola stessa. Canute case di legno in stile vittoriano, una banca, qualche
negozio, un ufficio postale, un Subway e bandiere a stelle e strisce quasi ovunque, per ricordarti sempre a chi appartiene il suolo che calpesti.

Proseguendo a Nord su Main Street, il centro della città finisce dopo un paio di minuti, interrompendosi in un cimitero su una collina. Subito accanto c’è una casetta bianca. Ci vive un signore gentile di nome Dan, con i capelli bianchi, gli occhiali e un cane di cui ho sentito solo l’abbaiare attraverso il sottile legno della porta. La bellezza di questo viaggio è anche merito suo, che ci ha fatto dono di una preziosa e introvabile guida delle “pietre” di Spoon River.

Dan si sveglia ogni mattina sulla collina dove tutti dormono.

Dove dorme il Suonatore Jones che fronteggiava il nevischio a petto nudo. Dove giacciono le brevi ossa del giudice Selah Lively [1]. Dove riposa Trainor [2], il chimico che nessuna mai volle sposare.

La collina di Oak Hill ti accoglie immobile come un colpo al cuore. Le pietre sono sparpagliate senza ordine apparente. Salgono e scendono negli occhi come un’onda ferma.

The Hill, foto di Roberto Anglani

Se non presti eccessiva attenzione ti può capitare di calpestarne alcune con una sola lettera scolpita o altre incagliate nelle radici
di un acero. Alcune sono completamente anonime, ad altre furono il vento e il tempo a portare via il nome ed il ricordo.

Tuttavia man mano che leggi l’Antologia e cammini sulle foglie dell’erba, ti rendi conto di muovere dal sonno le storie della “piccola America”. A pochi metri di distanza dormono amanti e nemici, le speranze e le vendette, gli infelici al fianco di coloro cui la vita diede fortuna immeritata.

Minerva Jones [3] è la poetessa del villaggio, derisa per il suo aspetto goffo e l’occhio guercio, violentata da “Butch” Weldy e morta d’aborto. Poco più lontano si trova il padre “Indignation” Jones [4], falegname, impiastrato nella palude della vita, in cui camminava credendo fosse un prato.

Sulla collina più alta, Percy Bysshe Shelley [5]  giace con un colpo nel cuore sparato per sbaglio e, alla fine di un sentiero, sotto un obelisco c’è un ragazzo [6]. Mickey M’Grew è il suo nome, e cadde dalla torre dell’acquedotto mentre lavorava per aiutare la famiglia.

Il giudice Selah Lively, foto di Rosa Lonigro

Ad Oak Hill sono circa 40 le vite dell’Antologia che abbiamo ritrovato e che rimangono lì come monoliti per quando non ci saremo. Tutte le altre sono sparse in piccoli villaggi della contee di Fulton e Menard, nel cuore dell’Illinois.

Sopra ogni cosa avremmo voluto trovare il Suonatore Jones, che con certezza finì anch’egli su quella collina. Ma non ci siamo riusciti.

In fondo per lui che visse senza rimpianti, fregandosene di denaro amore e cielo, che importanza può avere, alla fine di tutto, un nome su una pietra?

Roberto Anglani, in viaggio con Rosa Lonigro.

Chicago, 17 agosto 2010

I nomi originali sono indicati da varie fonti tra cui: l’archivio del Knox College of Illinois; dall’edizione di Spoon River Anthology curata dal professor John Hallwaes della Western Illinois University; “Across Spoon River” e “Genesis of Spoon River” di Edgar Lee Masters; “Those people of Spoon River” di Ellen Coyn Masters; “The Prairie Journal” del 1985; Oak Hill Cemetery Sexton, Lloyd Chambers of Lewistown.

[1] Andrew N. Barnett; [2] ambiguo Philipp Randall o Nathan Painter; [3] Margaret Wheadon; [4] Jonas Staton; [5] William C. Bryant; [6] Henry Mickey McFall

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Strage

In Poesia on dicembre 12, 2009 at 4:06 pm

Uno squarcio
nel pavimento
inghiotte
l’Italia

Uno squarcio
nel pavimento
ruba vite
tra documenti sparsi
fogli contabili
e foto in bianco e nero
come le immagini
in televisione

nessun passo
verso casa
che non sia di dolore

il peso della partenza
forzata e violenta
lo porta chi resta
un’eredità di occhi spenti
e mani fredde

nodo in gola e rabbia

l’esistenza che cambia
per mano di chi non conosci

nessun padre, fratello, amico
ritornerà indietro
in questo pomeriggio di dicembre

la chiamano strage.

Gilda Camero

Un ultimo viaggio

In Pensiero, Poesia on maggio 3, 2009 at 9:27 pm

zz_viaggiatoresolitario

Disturbano il tuo riposo sotto il pesco
i bimbi che corrono vicino a te,
tu,  seduto in un angolo al fresco,
li scacci col bastone lontano,  perchè?
Qualcosa doveva accadere
e dovevano ridere non piangere per te.
Hai capito ch’era l’ora della dipartita
e sei rimasto in attesa della fine della tua partita.
Il momento d’andar via è questo qui…
chiudo gli occhi e non sei più lì.
Ho cercato di capire il sorriso
che ho trovato gelato sul tuo viso.
Prima del buio cos’ hai pensato?
Di certo hai riso! Chissà chi hai visto?
Hai veduto qualcuno venirti incontro?
Hai salito le scale che portano al cielo?
Davvero toccano la terra e si alzano in volo?
Davvero c’è la luce in fondo al nero
o c’è il fuoco nell’abisso profondo?
Di lino è l’abito di colui che incontri
o caldo è il luogo in cui piano ti inoltri?
Hai trovato infine la tua compagna
di una vita terrena che non fu eterna?
Ti ha dato un bacio casto di benvenuto
o forse neanche ti ha riconosciuto?
Ormai son tanti anni tu sei invecchiato!
Ormai son tanti anni qualcosa è cambiato!
Lei è bella come il luogo in cui è,
giovane, avvenente ma non è più per te.
Neanche tu desideri cercarla più,
vuoi solo guardarla e vedere ch’ è bella
di luce riflessa di più bella stella…
L’ hai trovata in fondo alla laguna
o in mezzo alla pianura?
Dove arbusti e rovi le pungono i piedi
e nulla può far per liberar le mani!
Il suo abito è sporco ormai da tanti anni
e il suo fetido puzzo risale su per le valli.
Neanche tu desideri cercarla più,
vuoi solo guardarla e vedere ch’è odiosa,
bestemmia verso Colui che può ogni cosa…
L’hai trovata in cammino ai piedi dei colli
in attesa di giungere in cima a quei monti?
Bella di una bellezza ancora terrena
insieme a tanta gente d’ogni luogo ed era.
Neanche tu desideri cercarla più,
vuoi solo guardarla e vederla gioiosa,
in attesa che cada sul suo capo la Rosa
perchè giunga nel luogo ove il corpo finalmente si riposa.

Fabienne Bellizzi

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Radio Primo Levi si arricchisce della firma  di Fabienne Bellizzi. Amica preziosa e sensibile che ci ha voluto far dono delle sue preziose ed emozionanti  parole. La accogliamo con profonda gratitudine. Benvenuta.

La costellazione di Chiaralba

In Poesia, Racconti on novembre 11, 2008 at 10:00 pm

La costellazione di Chiaralba è la costellazione delle cose all’inizio ed è governata dalla fata albina e tenera da cui prende il nome. E’ una delle più affascinanti perché è formata dalle famose stelle d’acqua, molto simili alle bolle di sapone terrestri. In queste enormi sfere fluide, tutte di colore diverso, raggruppate però per ordini di sfumature,tutto è morbido al tatto, liscio come seta e anche il cibo non si indurisce mai. Gli abitanti di questa strana costellazione, i chiaralbini sono esseri proiettati verso il futuro, e parlano sempre di quello che faranno, di quello che mangeranno, di quello che vedranno. La loro lingua è chiaramente coniugata solo al futuro. E, guardando sempre a quello che sarà, sono tutti ottimisti si divertono e si ripetono che domani andrà meglio. Ogni stella d’acqua, trasparente e profumata, capace per una strana legge celeste di rimanere sospesa e allo stesso tempo di essere ondeggiante (in questo modo i suoi abitanti hanno sempre la sensazione di essere cullati e coccolati, senza per questo essere piccoli) ha un paesaggio naturale straordinario: gli alberi sono realizzati in un materiale molto simile al rame sottile e i fiori sono perline azzurre, rosa o verdi.Spesso i chiaralbini usano queste perline per adornarsi nelle serate di festa, quando queste perline si illuminano, e sullo sfondo del cielo, appaiono disegni fantastici, volute e arabeschi fatti con le nuvole.

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In genere, quando si salutano gli abitanti di queste stelle si abbracciano e rimangono così a scambiarsi affettuosità almeno per un quarto d’ora. Un tempo inferiore viene preso come una grande scortesia,uno più lungo come un segno di maggiore legame. Ci si scambia spesso caramelle alla frutta stellare, torroni di meteore, una prelibatezza che si produce solo qui e cioccolatini di ogni tipo, forma e grandezza per la gioia dei piccoli. I bambini in questa costellazione vivono in piena libertà, non vanno a scuola perché c’è un sistema sofisticato che permette loro di imparare tutto ingerendo una speciale bevanda, un succo magico che si differenzia a seconda delle materie da assumere. Molti, quelli che ne bevono in grandi quantità sono a cinque o sei anni dei geni, anche nel campo musicale, perché spontaneamente sulle stelle d’acqua affiorano degli strumenti, tutti rigorosamente del futuro che solo i chiaralbini sanno suonare.

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Ogni astro racchiude il segreto di una cosa al principio:c’è la stella di chi sta per varcare la soglia e baciare la moglie che lo aspetta, quella di chi sta per cominciare un nuovo lavoro, quella di chi è in procinto di partire per un viaggio, pronto con le sue valigie ad esplorare il cielo. C’è la stella del primo giorno di scuola, della prima carezza sui capelli, del primo bacio. Quella della prima mano stretta, del primo pianto per amore, della prima volta in cui gli occhi hanno incrociato il mare. Chiaralba è un mondo sospeso dove tutti desiderano andare ma è necessario prima intraprendere la via dei sogni…

Gilda Camero

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I disegni che illustrano il fantastico mondo di Chiaralba sono stati realizzati da Grazia Longobardi, anima pura e sensibile, che ha interpretato con la sua matita la brillante fantasia di Gilda Camero. Infinite grazie ad entrambe.

Le maree sono capricci degli dei

In Poesia on ottobre 13, 2008 at 12:22 pm
Foto Roberto Anglani

Foto: Roberto Anglani - http://www.flickr.com/laluzylasombra

Le maree sono capricci degli dei, dadi gettati sul
mare di un destino strano, onde di riccioli e seta,
sfiorate come i capelli di veneri sotterranee.
Guidate dalla luna, capricciosa e austera, pallida come
strato di cipria, delicata come pergamena risuonante, seguono
i moti dell’animo tra secche di vento e mareggiate
improvvise. Sono follie, folle di oceani e versi
sciolti, baci che si susseguono, si inseguono
qualche chilometro secondo più in là dalla sottile
superficie dell’acqua avvolgente. Nessun alito di vento
distoglie lo sguardo di chi sogna. Solo sussurri, solo echi
che le maree portano nel loro mantello gravido di
desideri, di favole, incanti di porpora. L’ora bruna è
preziosa, si veste di luccicanti canti, di nenie che
partono da lontano, che raggiungeranno il tempo che
sarà. L’afa annienta, soffoca. L’intervallo tra i
respiri è più breve. Affanno gravitazionale. Grandi
velocità sfuggono le leggi della dinamica, saltano
staccionate, con il coraggio degli innocenti. Il non
detto urla negli angoli di un silenzio accorato e
assorto, rapito nelle latitudini di un sud assolato.
Asfalto e roccia, segni come tatuaggi roventi,
marchinella carne, bisturi che annienta. Quanti occhi
hanno visto e non osservato, profumi e incensi sfuggiti al
tatto. La melodia passa, abbracciata ad un pianoforte,
cullata da un sax di marzapane in questa estate di
effluvi stranieri, di alterità e echi di gente.
Lenzuola che si stropicciano gli occhi, mai vigili,
sempre nel dormiveglia incomprensibile e
paradisiaco.
Mente assopita che si libera nell’aria della sera,
in quell’istante che separa dal buio, da quel buio
sconfinato che ogni notte ospita la bellezza eterna
delle stelle.

Gilda Camero