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1968 Una ricerca in Salento

In Letture, Musica, Recensioni on settembre 27, 2008 at 9:27 pm

Nel ’68 Gianni Bosio e Clara Longhini arrivano in Salento. Il loro unico desiderio è cercare di raccogliere tutte le testimonianze possibili e nella maniera più completa e diretta sul tarantismo e in generale sui riti e sulle tradizioni di una terra misteriosa ed assolata che già Ernesto De Martino qualche anno prima aveva scandagliato. La terra del rimorso era per loro una nuova avventura, un nuovo universo da scoprire dopo le inchieste che avevano gia realizzato in un altra parte d’Italia la Val Padana. Il loro viaggio, la loro ricerca, i diari del loro soggiorno ad Otranto, i loro incontri e le loro scoperte sono racchiuse in un prezioso volume 1968 Una ricerca in Salento suoni grida canti rumori storie immagini pubblicato da Kurumuny che contiene a commento delle immagini in bianco e nero, delle testimonianze raccolte e delle impressioni che avevan ricevuto, gli interventi di Sergio Blasi, Ivan Della Mea, Luigi Chiriatti, Adolfo Mignemi, Cesare Bermani, Ignazio Macchiarella (per la parte legata ai Canti tradizionali) e di Salvatore Russo e Gianni De Santis per i Passiuna tu Cristo (quest’ultimo ne ha curato la traduzione e trascrizione contenuta in uno dei tre cd allegati al libro che racchiudono tutto il materiale raccolto). Un’opera quella di Bosio e della Longhini che nasce come sottolinea Chiriatti dal desiderio di verificare lo stato del tarantismo dopo De Martino. E da qui che parte la loro analisi. Dal 30 luglio al 17 agosto: in questi pochi giorni saranno capaci di raccogliere testimonianze impressionanti non solo per la verità delle voci ma per la particolarità di alcuni incontri e racconti. In primo luogo Bosio e la Longhini hanno cercato i cantori: è nelle loro parole che si custodiscono, come in uno scrigno prezioso, i segreti millenari della tradizione orale, di una terra, il suo modo di ricordare, di piangere i morti (le prefiche ne sono un esempio) di festeggiare santi e ricorrenze. Un viaggio in cui incontreranno la gente, ascolteranno storie, che spesso fanno rima con povertà e sofferenza, cercando di fermare nelle immagini (Clara scatta foto) e nelle registrazioni (Gianni usa il magnetofono con un microfono sempre attivo) tarantelle, processioni, danze ma anche momenti legati alla quotidianità, alla vita dei campi. Negli scatti, tra le rughe di volti segnati dal sole e dalla fatica, si ritrovano le atmosfere di un mondo che per troppo tempo, così come ha scritto Blasi, “schiacciato dalla fatica è rimasto muto e sconosciuto ai più”. Un mondo che richiama qualcosa di arcaico alla memoria, qualcosa che appartiene profondamente a questa terra e che esiste ancora, è pulsante nonostante i profondi mutamenti che il tempo ha generato.

Gilda Camero

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