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Tutta colpa di Giuda

In Cinema on aprile 19, 2009 at 5:23 pm

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Tutta colpa di Giuda – Una commedia con musica (Italia, 2009)

  • Regia: Davide Ferrario
  • Interpreti: Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Cristiano Godano, Luciana Litizzetto
  • Genere: commedia
  • Durata: 1’42

Un film scritto sullo spartito, ma la cui penna è la cinepresa. I suonatori ci sono tutti: da Godano all’intero ensemble dei Marlene Kuntz, che suonano insieme agli autentici detenuti del carcere “Le Vallette” di Torino.

Il racconto, invece, a mo’ di musical, racconta la genesi di uno spettacolo teatrale, basato sulla passione di Cristo, che una giovane regista mette in scena all’interno del carcere. Qui non si parla, però, di copione, respirazione diaframmatica, interpretazione, e di tutto quanto concerne l’arte attoriale, ma di religione, dell’irrisolto conflitto fra ragione e fede e c’è spazio e tempo finanche per una storia d’amore.

Il regista che aveva già sperimentato tali soluzioni formali, l’altra volta con la musica dei CSI (Tutti giù per terra), questa volta con i Marlene, in realtà mette sullo schermo un melting-pot in cui vi è di tutto e di più: dalla religione al tema della libertà, e quest’ultima vista dal punto di vista di chi vuol sentirsi libero in quell’ora d’aria al giorno, ma anche libero da certe sovrastrutture che impongono all’arte forma e sostanza. Ne deriva una certa ed eccessiva libertà, dai toni della fotografia, all’uso delle inquadrature, che il più delle volte non aggiungono nulla, anzi sottraggono anche quel poco di emozione che ci sarebbe stata, altrimenti. A farla da padrona è la musica, poiché ogni rumore diventa ritmo, ogni strofa e ritornello dialogo, l’improvvisazione invenzione e racconto, il teatro (e per nulla il cinema) terapia. Comprensibilissimo, vista l’esperienza diretta di Davide Ferrario, che  ha maturato lungo quasi dieci anni di lavoro in carcere. Ferrario, infatti, è un bravo documentarista, che ha sempre applicato la sua tecnica mista per la realizzazione di film: dalla scelta degli attori non professionisti, alla resa sporca del camcorder che dà l’idea di vita realmente vissuta, insieme ad una certa ironia ed autocitazionismo ‘da bravo’, quando per esempio, durante la scena in cui il sacerdote esclama “molto pasoliniano!” di fronte a una regista molto costernata.

Bravo (il regista); furbo (il film): mancavano solo Arisa e Morgan tra i protagonisti e poi sarebbe stato perfettamente opera contemporanea; insolito; altamente musicale (vista la scelta dei testi e delle canzoni dei Marlene), il film di Ferrario merita una sola visione. Ma se la perdete al cinema, aspettate di noleggiare (e non comprare) il dvd.

Giancarlo Visitilli

Impressioni di settembre

In Musica, Recensioni on febbraio 1, 2009 at 5:44 pm

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Gli uomini calpestano la terra, il loro sangue la impasta. Da secoli è così, per secoli sarà così. Niente è diverso da ciò che è stato e da ciò che sarà, così vanno le cose, così devono andare. L’uomo si sveglia al mattino, consapevole del proprio ruolo, arranca insoddisfatto verso il crinale della propria esistenza, si dimena inutilmente nel proprio alveo, ringhia e, almeno finchè avrà un filo d’aria nei polmoni, coltiva la speranza. Immateriale linfa vitale.

Impressioni di settembre è una canzone sulla speranza, un caposaldo della musica italiana, capolavoro insuperato ed insuperabile della Premiata Forneria Marconi datato 1971, il suono di figli dei fiori ancora assopiti nel loro meraviglioso torpore. Non sarebbe durato ancora molto, ma si sa, certe cose bisogna godersele finchè durano, senza porsi tanti problemi. L’emozione non sente ragioni, se non la vivi per tempo vola via. E non torna.

Impressioni di settembre ora è una cover dei Marlene Kuntz, Cristiano Godano non è il buon Franco Mussida, e si sente. Godano urla la rabbia di una speranza tradita, di chi sa bene come vanno le cose e non crede che la speranza sia una pietanza che possa essere offerta gratuitamente, ma sa bene che dovrà andarsela a prendere. A strapparla. Senza indugi.

Le chitarre stridono, impazienti, compresse, la voce è cupa, come cupo è diventato il suono del moog. Parla di speranza ma non ha dimenticato la sofferenza che la speranza in un riscatto ha fatto tanto desiderare. Questa è la musica del nostro tempo. Un tempo in cui, secondo alcuni benpensanti del vacuo, l’esercizio della speranza dovrebbe lasciare il posto alla triste consapevolezza di ciò che mai sarà.

Per la prima volta la stessa canzone mi comunica stati d’animo completamente antitetici: Impressioni di settembre della PFM è un inno solare, il suono del moog ti accarezza con la dolcezza dell’amore,  parla di una speranza che lenisce i mali; Impressioni di settembre dei Marlene Kuntz non è niente di tutto ciò, le chitarre  ti ringhiano addosso rabbia, le tinte sono più scure, non dolce d’amore ma rosso di passione. Sangue. Le stesse parole mi fanno pensare ad altro, le stesse parole descrivono e regalano emozioni molto forti. Intense. Non se ne esce indenni. Comunque.

Giorgio Castriota