RPL

Posts Tagged ‘Hannah Arendt’

Dopo l’ultimo testimone

In Letture, Recensioni, Storia contemporanea on gennaio 27, 2010 at 12:21 am

Cosa succederà dopo che l’ultimo superstite dei campi di sterminio nazisti sarà scomparso? Qual è la funzione della “giornata della memoria”? Quali sono i meccanismi e i tempi della memoria? Quali i compiti di chi sopravviverà all’ultimo testimone? Su queste e molte altre domande riflette, e aiuta a far riflettere, David Bidussa in un libricino di poco più di cento pagine ma denso come il granito.

La razza umana continua a commettere i medesimi errori con immutato orrore da millenni, sembra che nessuna lezione possa essere sufficiente ad educarla a ciò che è giusto. La saggezza rimane una forma d’ingenuità: “mai più” si disse dopo la Shoah, “mai dire mai” ricorderanno più realisticamente le cronache della guerra in Jugoslavia dei primi anni novanta e il terribile massacro ruandese del 1994, uno dei più sanguinosi episodi della storia del XX secolo: dal 6 aprile, per circa 100 giorni, vennero massacrate sistematicamente a colpi di armi da fuoco, machete e bastoni chiodati un milione di persone. In entrambi i casi, sullo sfondo, l’indifferenza e la viltà della comunità internazionale.

A cosa serve allora ricordare? Senza dubbio serve a riflettere, serve a esplorare quella che Primo Levi definì “zona grigia”, e cioè quell’area di contiguità tra vittima e carnefice che ne sfuma le differenze trasfigurando l’una nell’altra; serve a farci capire che fuori o dentro il lager gli uomini sono molto lontani da ciò che vorrebbero essere e che quello che in tempo di pace può essere un rispettabile impiegato di banca, in tempo di guerra può diventare un diligente comandante di un lager e gioire per essere riuscito a “liquidare in un sol giorno più di 9.000 persone” traendone il medesimo compiacimento. L’esperienza del lager pone l’obbligo di formulare inquietanti domande sulla natura stessa dell’essere umano. “I sommersi e i salvati” di Primo Levi, ad esempio, rappresenta un luogo complicato della riflessione contemporanea. Non è un testo consolatorio. Al contrario impone e si impone una condizione di estrema lucidità. Nella riflessione di Primo Levi la testimonianza non ha valore conoscitivo su quanto è avvenuto, ma è finalizzata a definire un’analisi antropologica dell’uomo. Il racconto dell’esperienza del lager nel lavoro di Primo Levi rappresenta la possibilità di fondare delle categorie di comportamento non necessariamente legate all’esperienza concentrazionaria, e quindi valide anche per il “dopo”. La memoria dunque non riguarda ciò che è materialmente avvenuto ma le forme e i modi con cui noi costruiamo la storia di ciò che è successo funzionalmente ad una consapevolezza pubblica di che cosa sia la storia o il passato. Una interessante prospettiva da assumere per onorare costruttivamente la memoria può venire da una riflessione della filosofa tedesca Hannah Arendt:

“Se è vero che ogni pensiero incomincia con un ricordo è anche vero che nessun ricordo rimane sicuro se non è condensato e distillato in un sistema di nozioni concettuali entro il quale può ulteriormente elaborarsi. Le esperienze e anche le storie che germogliano da ciò che gli uomini fanno e soffrono, dai loro casi, e dalle loro vicende, risprofondano nella futilità propria delle parole e delle azioni viventi, se non se ne parla continuamente in ogni momento. Ciò che salva le vicenda dei mortali dalla loro intrinseca futilità è solo questo incessante parlarne, che a sua volta resta futile se non scaturiscono dei concetti, segnali indicatori per i futuri ricordi e anche solo per un semplice riferimento.”

Un giorno chi ha conosciuto le atrocità del lager non ci sarà più, non potrà più parlarci. Toccherà a noi “che viviamo nelle nostre tiepide case e che tornando a sera troviamo cibo caldo e visi amici” passare a chi ci seguirà il testimone della memoria. Ne saremo capaci?

Giorgio Castriota

Annunci