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Italiani dovete morire

In Recensioni, Storia on ottobre 11, 2010 at 5:42 pm

L’8 settembre del 1943 decine di migliaia di soldati italiani, impegnati sui vari fronti della seconda guerra mondiale, furono condannati a morte senza averne consapevolezza. Anzi, gioendo – poveri sventurati – nell’illusione che la guerra volgesse finalmente al termine. Non era affatto così. La guerra continuava.

«Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza » [1]

Così recitava il proclama del Maresciallo Pietro Badoglio, nuovo capo del governo dopo la deposizione del Cavalier Benito Mussolini. Cosa fare dunque? Arrendersi? E a chi? Combattere? E contro chi? Nessuna di queste domande troverà risposta nei drammatici giorni a seguire che vedranno il Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, dar bella mostra della propria viltà attraverso una fuga che da Roma, ormai città aperta, lo avrebbe portato al sicuro a Brindisi. Mentre tanti ragazzi, che a quel Re avevano prestato giuramento, venivano lasciati in balìa degli eventi. Pagando con la vita, la prigionia, la fame e le malattie, colpe altrui.

In quel settembre sciagurato, i militari italiani della divisione Acqui, di stanza nell’isola greca di Cefalonia, decisero di non arrendersi ai tedeschi che, considerandoli traditori, ne chiedevano la resa incondizionata. Loro le armi non le avrebbero cedute. A nessuno. Sull’arma si cade, non si cede.

La decisione fu presa attraverso un referendum, un fatto assolutamente fuori dall’ordinario e lontano da ogni logica militare: in una notte stellata undicimilasettecento ragazzi, che da vent’anni non sapevano cosa significasse libertà, furono chiamati a scegliere tra la vita e la morte. In 9604 periranno in conseguenza della scelta di non arrendersi ai tedeschi: 1300 uccisi nei combattimenti, oltre 5000 passati per le armi a sangue freddo, altri 3000 inghiottiti dal mare insieme alle navi che avrebbero dovuto portarli nei campi di prigionia.

La patria ripagherà il sacrificio di quei valorosi suoi figli negandogli dopo l’aiuto – disperatamente invocato – anche il ricordo: con l’ingresso della Germania nel Patto Atlantico la ragion di stato prevarrà sulle ragioni della giustizia e sull’infame eccidio compiuto dalla Wehrmacht a Cefalonia calerà una cortina di silenzio. Dopo la guerra i “cattivi” sarebbero stati altri. Ma questa è un’altra storia.

Italiani dovete morire non è un libro facile, tuttavia lo considero un libro necessario. Ma forse, e non me ne voglia l’autore, necessario è conoscere la storia di quei ragazzi che, figli di un tempo avvelenato da feroci dittature, non esitarono a salvare l’onore sacrificando la vita. Abbiamo tutti un’alternativa. Sempre.

Giorgio Castriota

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[1] Audio del proclama letto alla radio da Pietro Badoglio

Ricostruzione, a cura del TG3 Puglia, della tragedia di Cefalonia a cura di Federico Pirro, Costantino Foschini e Vito Antonio Leuzzi:


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