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Le braci

In Classici della Letteratura, Letture, Recensioni on luglio 31, 2010 at 11:22 am

Caro Sàndor,

come d’accordo ti invio le mie impressioni sul tuo manoscritto.

Desidero farti sapere, prima di addentrarmi in altre considerazioni, che i miei occhi vedono in te una persona la cui sola esistenza infonde speranza nel futuro. Il tempo sin qui trascorso insieme, ancorché limitato, non si sarebbe potuto vestire con maggiore eleganza ed il piacere che dalla tua compagnia ho tratto trova pochi eguali nel mio bagaglio di ricordi.

Le tue parole sono ricamate con il pregiato tessuto dell’eleganza e l’armonia con cui esse esprimono i concetti da te formulati mi regala la sensazione di averli compresi appieno. Hai scelto un sentimento nobile di cui parlare e lo hai fatto attraverso una storia di straordinaria normalità.

Ogni rapporto tra due persone si nutre di reciprocità, a me piace immaginarlo come una pianta che ha bisogno delle cure di entrambi per poter vivere; altrimenti la pianta non si offre alla vita. Nessun sentimento o emozione ha senso se le anime coinvolte non percepiscono vibrazioni compatibili. Se non è così una delle due è costretta a sanguinare. E la pianta muore.

Ho ascoltato, come sottofondo alla lettura, la Fantaisie polonaise di Chopin, che citi nel testo. Sarebbe un’enormità pensare che sia stata scritta perché un giorno diventasse un velo sonoro con cui avvolgere le tue parole, tuttavia è un pensiero che mi sono concessa. Lo spirito del Maestro saprà perdonarmi.

Non immaginavo di poter trovare tanto equilibrio nelle tue parole, le quali, quasi fossero dotate di vita propria, continuano ancora a sorprendermi per forza e lucidità. A volte ne ho avvertito il peso, ma ciò, anziché spaventarmi, è stato per me un invito a desiderarne altre, come se la parola successiva costituisse la risposta alla sfida lanciata dalla precedente.

Ho molto apprezzato il modo con cui hai descritto le azioni e le sensazioni dei personaggi: il soliloquio del Generale, al contempo sincero e disperato, descrive molto bene il sentimento dell’amicizia e le dinamiche che pone in essere.

Arrendersi di fronte alla tua capacità di sorprendere attraverso l’esercizio della normalità è per me inesorabile. Non c’è effetto speciale che possa eguagliare in forza e meraviglia una parola inattesa. Da te ne ho ricevute tante.

«Diventerò poeta» disse una volta, alzando lo sguardo con la testa piegata di lato. Il vento gli scompigliava i riccioli biondi, mentre contemplava il mare tra le palpebre socchiuse. La balia lo abbracciò, gli prese il capo e se lo strinse al petto. Disse: «No, tu diventerai un soldato». «Come il babbo?» disse il fanciullo scuotendo il capo. «Anche il babbo è un poeta, non lo sai? Pensa sempre ad altro». «È vero» rispose la balia sospirando. «Non andare al sole angelo mio, ti verrà il mal di testa».  Rimasero a lungo così, seduti sotto il fico. Ascoltavano il mare: il suo mormorio aveva qualcosa di familiare. Era simile a quello delle foreste di casa loro. Il fanciullo e la balia pensavano che a questo mondo vi era qualcosa in comune fra tutte le cose.

Se la bellezza è negli occhi di chi guarda è perché la bellezza quegli occhi riflettono.

A presto.

Tua Lola

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Qualche giorno fa nella redazione di Radio Primo Levi è giunta questa lettera, insieme alla preghiera di pubblicarla quanto prima. Coerenti al nostro proposito di accogliere qualunque contributo non abbiamo esitato un solo istante nel tener fede al nostro impegno. Ringraziamo la Signora Lola per l’originale contributo e ci auguriamo che possa presto darci ulteriori Sue notizie.

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