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Nada & Zamboni – L’apertura

In Musica, Recensioni on settembre 4, 2010 at 8:48 pm

A volte nel mondo della musica accadono dei miracoli. Irripetibili vibrazioni che si accordano con consapevole complicità. “L’apertura” è uno di questi miracoli, un disco che non riesco a non definire affascinante, il cui valore va ben oltre l’indiscutibile “peso” che i due nomi stampati sulla copertina lascerebbero presagire. Nada/Zamboni, se qualcuno li avesse accostati venticinque anni fa avrebbe rischiato parecchio. Per fortuna il tempo cambia tutto, dagli uomini alle pietre.

Il disco, registrato dal vivo nella primavera del 2005, contiene brani tratti da “Sorella Sconfitta”, lo splendido esordio solista di Massimo Zamboni, una rivisitazione “dilatata” di un brano dei CCCP (Trafitto) e brani della produzione più recente della cantante livornese, le cui interpretazioni, con la maturità, continuano ad arricchirsi di intense sfumature.

Nada qui si trasforma in una meravigliosa signora punk che, con la sua voce, “trafigge” e veste di credibilità parole che neanche Giovanni Lindo Ferretti, che alcune delle parole qui cantate ha salmodiato per anni, sarebbe ormai in grado di rendere con altrettanta forza e convinzione.

“Trafitto sono, trapassato dal futuro, fragili desideri, a volte indispensabili, a volte no.”

Ascoltare la “chitarra armoniosa” del suonatore indipendente Zamboni fa pensare che il passato, qualunque passato, per quanto emozionante ed intenso, ormai non è più, e che, nonostante ciò (o forse proprio grazie a ciò), si può rimanere “fedeli alla linea”. Anche ora, che la linea non c’è. L’importante è continuare a “tifare rivolta”.

“Miliardi di ossa di occhi perduti
in queste città immense
in queste montagne senza padroni
senza niente con le braccia aperte
e un grido sarà un richiamo d’amore,
dalle orecchie potrai sentirne il dolore
come, come se fosse in te io non sono più in me
tu non sei più in te
non c’è bisogno di te non c’è bisogno di me
neanche te di me.”

Sono tanti i gioielli contenuti in questa raccolta di canzoni, ma non si può non citare, su tutti, “Miccia prende fuoco”, un brano dove la perfezione trova un comodo giaciglio su cui posare le proprie grazie. Non c’è che da augurarsi, infine, che aperture come questa continuino a spaccare, in due, in quattro, in sei miliardi di piccoli pezzi, questa dannata terra che ci ostiniamo a calpestare.

Giorgio Castriota

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