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Impressioni di settembre

In Musica, Recensioni on febbraio 1, 2009 at 5:44 pm

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Gli uomini calpestano la terra, il loro sangue la impasta. Da secoli è così, per secoli sarà così. Niente è diverso da ciò che è stato e da ciò che sarà, così vanno le cose, così devono andare. L’uomo si sveglia al mattino, consapevole del proprio ruolo, arranca insoddisfatto verso il crinale della propria esistenza, si dimena inutilmente nel proprio alveo, ringhia e, almeno finchè avrà un filo d’aria nei polmoni, coltiva la speranza. Immateriale linfa vitale.

Impressioni di settembre è una canzone sulla speranza, un caposaldo della musica italiana, capolavoro insuperato ed insuperabile della Premiata Forneria Marconi datato 1971, il suono di figli dei fiori ancora assopiti nel loro meraviglioso torpore. Non sarebbe durato ancora molto, ma si sa, certe cose bisogna godersele finchè durano, senza porsi tanti problemi. L’emozione non sente ragioni, se non la vivi per tempo vola via. E non torna.

Impressioni di settembre ora è una cover dei Marlene Kuntz, Cristiano Godano non è il buon Franco Mussida, e si sente. Godano urla la rabbia di una speranza tradita, di chi sa bene come vanno le cose e non crede che la speranza sia una pietanza che possa essere offerta gratuitamente, ma sa bene che dovrà andarsela a prendere. A strapparla. Senza indugi.

Le chitarre stridono, impazienti, compresse, la voce è cupa, come cupo è diventato il suono del moog. Parla di speranza ma non ha dimenticato la sofferenza che la speranza in un riscatto ha fatto tanto desiderare. Questa è la musica del nostro tempo. Un tempo in cui, secondo alcuni benpensanti del vacuo, l’esercizio della speranza dovrebbe lasciare il posto alla triste consapevolezza di ciò che mai sarà.

Per la prima volta la stessa canzone mi comunica stati d’animo completamente antitetici: Impressioni di settembre della PFM è un inno solare, il suono del moog ti accarezza con la dolcezza dell’amore,  parla di una speranza che lenisce i mali; Impressioni di settembre dei Marlene Kuntz non è niente di tutto ciò, le chitarre  ti ringhiano addosso rabbia, le tinte sono più scure, non dolce d’amore ma rosso di passione. Sangue. Le stesse parole mi fanno pensare ad altro, le stesse parole descrivono e regalano emozioni molto forti. Intense. Non se ne esce indenni. Comunque.

Giorgio Castriota

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