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Posts Tagged ‘Roger Waters’

Pennacchio di fumo d’una nave all’orizzonte

In Musica on luglio 6, 2011 at 10:44 pm

Nessuna premessa. Tutti sanno tutto. Devono saperlo, non possono non saperlo. Pink Floyd, Roger Waters, David Gilmour, Comfortably Numb, The Wall. Il muro. Opprime o difende? Chissenefrega. Oggi non ha importanza. Oggi interessa accogliere le emozioni di una musica senza tempo. Poesia libera dalle parole, poesia affrancata dai limiti. Poesia che preme, compatta, schiaccia e poi, libera, vola via.

“Da bambino colsi
Con la coda dell’occhio
Un fuggevole movimento
Mi girai a guardare ma era sparito
Non riesco ad afferrarlo adesso
Il bambino è cresciuto
Il sogno è finito
E io sono diventato
Piacevolmente insensibile.”
 

Lo avevano promesso: l’avrebbero suonata ancora una volta insieme in una delle tappe del tour di Waters. Un’altra volta soltanto. È accaduto, 12 maggio 2011, ora esiste anche una registrazione ufficiale di quel momento di pura estasi. Le parole non servono, cliccate su “play”. Sbrigatevi, dannazione.

Giorgio Castriota

Pink Floyd, the final cut

In Musica on settembre 18, 2008 at 9:23 pm
Richard Wright

Richard Wright

Certo che il buon Dio proprio non ce la faceva più ad aspettare, evidentemente anche chi di tempo ne ha letteralmente un’infinità dinanzi alla musica diventa impaziente, ingordo, avido.  Probabilmente lassù c’era bisogno di un tastierista che suonasse insieme a Sid Barrett e non c’è stato verso di far cambiare idea al vecchio Diamante Pazzo. Pazienza, ce ne faremo una ragione. Anche se è difficile. Già, perchè in fin dei conti tutti speravamo di rivederli ancora insieme i Pink Floyd, magari solo per una volta, un’ultima volta. A questo punto dovremo accontentarci del ricordo di quel meraviglioso 2 luglio 2005 quando a Londra accadde l’impossibile: Waters, Gilmour, Mason e Wright di nuovo insieme. Non accadeva dal tour promozionale di The Wall, dal lontano 1981. Certo, gli irruducibili ora spereranno che i tre Floyd rimasti si inventino qualcosa per commemorare l’amico scomparso, magari un concerto in trio: chitarra, basso e batteria. Gilmour, Waters, Mason. Se quel giorno arriverà, e l’irriducibile che scrive lo spera ardentemente, bisognerà fermare il mondo, montare un grande palco, il più grande mai visto, radunare l’intera umanità e puntare alcuni amplificatori verso il cielo, anche il buon Dio dovrà godersi quel frammento d’eternità. Magra consolazione, lo so, lo sappiamo tutti che non sarà la stessa cosa, lo sa anche il buon Dio che nessuno, neanche la sua ingombrante assenza, potrà mai sostituire Richard Wright, eppure a noi irriducibili ora non resta che questo: sperare l’improbabile. Ciao Richard, ci mancherai.

Giorgio Castriota