RPL

Posts Tagged ‘Salento’

Galantuomini

In Cinema, Recensioni on novembre 28, 2008 at 9:53 am

galantuomini1

Galantuomini (Italia, 2008)

  • Regia– Edoardo Winspeare
  • Interpreti– Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Beppe Fiorello, Gioia Spaziani, Giorgio Colangeli
  • Genere– drammatico
  • Durata– 100′

“Vanno vengono ogni tanto si fermano e quando si fermano sono nere come il corvo sembra che ti guardano con malocchio”: sono le parole di una poesia con cui Fabrizio De André faceva cominciare un immenso suo disco, dal titolo “Le nuvole”. Sembrerebbe che anche Edoardo Winspeare si sia ispirato a questa poesia di Fabrizio. Il cielo e le nuvole, il regista talentino sceglie come ‘punto di vista’, per raccontare la sua stessa terra. Ora vista da lassù, poi concretizzatasi negli uomini e nelle donne, che insieme fanno i Galantuomini.

Il film, presentato al Festival del Cinema di Roma, non solo ha permesso di vincere un importante premio alla straordinaria attrice, e qui all’apice della sua bravura, Donatella Finocchiaro, ma continua a riscuotere ampi consensi fra il pubblico (ovunque risulta che si fa la fila al cinema, in questi giorni, per i Galantuomini) e la critica.

Ambientato nei primi anni Novanta, la storia mette bene in mostra l’escalation criminale della Sacra Corona Unita in Puglia. Nella terra degli ulivi, del sole e del mare, le cosche si contendono il territorio e portano avanti una guerra di mafia sanguinaria. Carmine Za’ gestisce i suoi affari dal Montenegro, delegando il controllo della sua zona ad una donna della mala, Lucia. Quest’ultima porterà avanti il suo lavoro con la dovuta ferocia fino a quando l’altro boss, Barabba, non tenterà di conquistare, riuscendoci, il suo territorio. Dopo una strage dalla quale esce viva, Lucia non trova altro di meglio da fare che rifugiarsi da Ignazio, suo amico di infanzia, ora magistrato antimafia.

Finalmente, non più il racconto di una terra tutta ‘allievi, ricci e cozze di mare’, fra cognati e ‘cape che girano’, al ritmo di pizzicate e tarantolate. Winspeare, dotato di un talento visivo impressionante, mette in primo piano l’infanzia di una terra che non è più. Ha smesso la sua innocenza. Il regista del non riuscito Il Miracolo (2003) mette in atto una storia contaminata dall’amore per la legge e le regole dell’amore. A vincere sarà la passione di chi rimane abbandonato in una terra, quella leccese, ch’è una finestra sul mondo: è qui che “finisce l’Italia e inizia il mondo”. A Nord di essa tutto il resto del mondo, ed in esso le città come Milano, in cui “di bello c’è una cosa sola: il treno per Lecce”. C’è una sorta di riappropriazione del territorio, la rivendicazione di un legame fra un Paese che si vuole sempre più diviso in Nord e Sud. Perciò si festeggiano le ultime feste, ma in lacrime, con tanto di spari. In cielo non più nuvole, ma fuochi che consumano l’artificio di storie impossibili, proprio come quella fra una criminale e un uomo della giustizia.

Eccellente la prova attoriale di Donatella Finocchiaro, che non ne sbaglia una (l’avevamo già notata in ruoli simili in Angela e Sulla mia pelle), accanto ad un’ottima e riuscita interpretazione di Fabrizio Gifuni e di Beppe Fiorello. Anche Giorgio Colangeli dà prova della sua grandissima espressività, del tutto naturale, peccato che sia poco presente sul grande schermo, a differenza di tanti altri, che invece, si vorrebbero per sempre confinati nella scatola casalinga. Grande merito alla fotografia di Paolo Carnera, capace di rendere algidi i ricordi, perché in conflitto con una terra che non ha più gli stessi colori e sapori dell’infanzia.

Giancarlo Visitilli

Madri senza terra

In Musica, Recensioni on settembre 30, 2008 at 8:43 am

La musica degli Abash è musica nobile, di quella che si crede di conoscere già al primo ascolto, ma non in quanto già ascoltata ma perchè, sin da subito, la si sente propria. Forse perché è scritta e suonata con passione.

Gli Abash possono a buon diritto fregiarsi del titolo di “progressive rock band”, nel senso primigenio del termine e cioè quello accostabile ad una formazione che ricerca costantemente la progressione del suono, senza dimenticare, in questo caso, le proprie radici musicali che affondano in egual misura nella tradizione grecanico salentina e nel rock duro.

Alla band di Maurilio Gigante ed Anna Rita Luceri va riconosciuto il merito di non essersi lasciata attrarre dalle inebrianti lusinghe delle tante sirene che popolano le notti del Dio che balla, tanto di moda da qualche anno a questa parte, e di aver comunque interpretato la cultura mediterranea in un modo assolutamente originale.

“Madri senza terra” è un disco suonato in maniera egregia ed ottimamente prodotto, il missaggio concede uguale dignità ad ogni strumento ed a guadagnarne sono la compattezza e l’omogeneità del suono che risulta essere vivo e graffiante. Gli Abash sono ottimi musicisti che sanno come conciliare melodia e virtuosismo, qui mai fine a se stesso ma sempre al servizio dell’economia generale del sound.

Ascoltando “Otranto 14 agosto 1480” ad occhi chiusi sembra quasi di vederle le galee di Acmet Pascià che compaiono all’orizzonte e se la fascinosa Idrusa non è solo figlia della penna di Maria Corti non potrà che aver avuto la voce di Anna Rita Luceri.

Poesia e amore salveranno il mondo…ma anche la buona musica degli Abash potrà darci una mano!

Giorgio Castriota

1968 Una ricerca in Salento

In Letture, Musica, Recensioni on settembre 27, 2008 at 9:27 pm

Nel ’68 Gianni Bosio e Clara Longhini arrivano in Salento. Il loro unico desiderio è cercare di raccogliere tutte le testimonianze possibili e nella maniera più completa e diretta sul tarantismo e in generale sui riti e sulle tradizioni di una terra misteriosa ed assolata che già Ernesto De Martino qualche anno prima aveva scandagliato. La terra del rimorso era per loro una nuova avventura, un nuovo universo da scoprire dopo le inchieste che avevano gia realizzato in un altra parte d’Italia la Val Padana. Il loro viaggio, la loro ricerca, i diari del loro soggiorno ad Otranto, i loro incontri e le loro scoperte sono racchiuse in un prezioso volume 1968 Una ricerca in Salento suoni grida canti rumori storie immagini pubblicato da Kurumuny che contiene a commento delle immagini in bianco e nero, delle testimonianze raccolte e delle impressioni che avevan ricevuto, gli interventi di Sergio Blasi, Ivan Della Mea, Luigi Chiriatti, Adolfo Mignemi, Cesare Bermani, Ignazio Macchiarella (per la parte legata ai Canti tradizionali) e di Salvatore Russo e Gianni De Santis per i Passiuna tu Cristo (quest’ultimo ne ha curato la traduzione e trascrizione contenuta in uno dei tre cd allegati al libro che racchiudono tutto il materiale raccolto). Un’opera quella di Bosio e della Longhini che nasce come sottolinea Chiriatti dal desiderio di verificare lo stato del tarantismo dopo De Martino. E da qui che parte la loro analisi. Dal 30 luglio al 17 agosto: in questi pochi giorni saranno capaci di raccogliere testimonianze impressionanti non solo per la verità delle voci ma per la particolarità di alcuni incontri e racconti. In primo luogo Bosio e la Longhini hanno cercato i cantori: è nelle loro parole che si custodiscono, come in uno scrigno prezioso, i segreti millenari della tradizione orale, di una terra, il suo modo di ricordare, di piangere i morti (le prefiche ne sono un esempio) di festeggiare santi e ricorrenze. Un viaggio in cui incontreranno la gente, ascolteranno storie, che spesso fanno rima con povertà e sofferenza, cercando di fermare nelle immagini (Clara scatta foto) e nelle registrazioni (Gianni usa il magnetofono con un microfono sempre attivo) tarantelle, processioni, danze ma anche momenti legati alla quotidianità, alla vita dei campi. Negli scatti, tra le rughe di volti segnati dal sole e dalla fatica, si ritrovano le atmosfere di un mondo che per troppo tempo, così come ha scritto Blasi, “schiacciato dalla fatica è rimasto muto e sconosciuto ai più”. Un mondo che richiama qualcosa di arcaico alla memoria, qualcosa che appartiene profondamente a questa terra e che esiste ancora, è pulsante nonostante i profondi mutamenti che il tempo ha generato.

Gilda Camero