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Piazza Fontana

In Pensiero on dicembre 12, 2009 at 1:11 pm

Primo Levi a proposito del mestiere dello scrittore era solito dire che in caso mancata comprensione di un testo la colpa è sempre di chi scrive. Comunque. E’ chi scrive che ha bisogno di comunicare e deve sforzarsi per dare al proprio messaggio la forma giusta affinché questo possa essere correttamente interpretato da chi legge.

A volte però il messaggio da comunicare è dannatamente complesso e renderne compiutamente ogni sfumatura attraverso le parole è impresa ardua: come si può, ad esempio, parlare della strage di Piazza Fontana a chi non ne sa nulla senza essere incompleti? “Piazza Fontana” sino a qualche istante prima delle 16.37 del 12 dicembre 1969 è solo un indirizzo, una delle tante piazze della città di Milano, qualche istante dopo diventa sinonimo di morte e poi, con gli anni, “Piazza Fontana” smette di essere solo un indirizzo e si veste di altri significati: la madre di tutte le stragi, l’inizio della strategia della tensione, la perdita dell’innocenza. E poi come si potrebbe raccontare il dolore di chi è stato ferito? E le lacrime di chi ha perso un padre? E l’infame atteggiamento delle Istituzioni? I depistaggi, gli insabbiamenti, i tanti processi, le assoluzioni, gli ingiusti arresti, le morti sospette? Difficile cavarsela con poco. Ma bisogna farlo, è necessario cercare di capire, è doveroso ricordare.

Un ottimo servizio alla memoria è reso da Piazza Fontana, eccelso lavoro di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, pubblicato dalla casa editrice padovana Becco Giallo. I due autori con il linguaggio del fumetto affrontano, uscendone vittoriosi, le difficoltà di cui sopra offrendo al lettore un punto di partenza privilegiato per intraprendere un percorso teso ad onorare la memoria in un Paese che, come diceva Leonardo Sciascia, è senza memoria e senza verità. La verità sull’orrendo delitto commesso quarant’anni fa a Milano nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura non è stata mai raccontata, c’è solo da augurarsi che ne rimanga memoria. Almeno quella.

“Non è semplice dire se ci sentiamo sconfitti o vincitori. Forse la domanda è un’altra, la stessa che rivolgeva a se stesso un operaio durante i funerali: perché? A chi giova una strage del genere? Ora il nostro compito è continuare a raccontare la storia di Piazza Fontana per consegnare il testimone della memoria alle future generazioni.” (Francesca Dendena, figlia di Pietro, morto nella strage).

Giorgio Castriota

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PER SAPERNE DI PIU’

Tg Notte del 12 dicembre 1969 – Annuncio della strage di Piazza Fontana

www.piazzafontana.it

blog di Francesco Barilli – coautore del libro “Piazza Fontana”

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Spingendo la notte più in là

In Letture, Recensioni, Storia contemporanea on novembre 5, 2008 at 2:02 pm

spingendo-la-notte

Ricordo come fosse ieri l’edizione straordinaria del telegiornale che annunciava la strage alla stazione di Bologna, era il 2 agosto 1980, ricordo lo sgomento e la tristezza che quelle immagini mi procurarono. Ero un bimbo e non capivo, ora sono un uomo e continuo a non capire. Non capisco perché nel Paese in cui vivo certe verità continuino ad essere inaccessibili, precluse, blindate.

Da quando sono nato sento parlare di “anni di piombo”, di “strategia della tensione” ,  di “terroristi”, ma per quanto mi sia sforzato non sono riuscito a vedere nitidamente le tante verità che hanno seminato e fatto germogliare un odio cieco e spietato che ha causato tanto dolore e tanti lutti a troppe famiglie italiane. Una cosa però l’ho appresa in anni di letture notturne, tanto silenziose quanto preziose: la dignità dei parenti delle vittime.

Mario Calabresi è il figlio del commissario Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio del 1972 con due colpi di pistola sparati alle spalle. Uccidere un uomo sparandogli alle spalle è un atto di una viltà estrema.

La storia dell’omicidio Calabresi è indissolubilmente legata a quella di Giuseppe Pinelli, l’anarchico morto precipitando dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi durante un interrogatorio condotto all’interno delle indagini per la bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana. La madre di tutte le stragi. Ancora senza colpevoli.

Il commissario Calabresi fu accusato dell’omicidio di Pinelli e fu vittima di una campagna di stampa, condotta soprattutto da Lotta Continua, che, di fatto, lo condannò a morte. L’innocenza di Calabresi, venne stabilita dalle indagini e da due sentenze della magistratura. Postume.

“Giuseppe Pinelli e Luigi Calabresi accomunati da quasi quarant’anni, un tempo più lungo di quello che gli fu dato di vivere. Usati uno contro l’altro, in un braccio di ferro infinito, uno dei tanti che paralizza il Paese e lo tiene costretto con la testa rivolta al passato. Anche per noi sono sempre stati accomunati, da bambini pensavamo che anche Pinelli non era tornato a casa una sera dalle sue bambine e restavamo in silenzio quando qualcuno pronunciava il suo nome. Mamma ce ne parlava con delicatezza, legava i due destini, non li ha mai contrapposti. Un giorno mi ha dato da leggere l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e mentre me l’allungava, ma continuava a tenerla stretta in mano, mi raccontò che era stato Pinelli a regalarla a papà, un Natale. Non so dire se fossero amici, erano su sponde diverse, e ci vuole pudore quando si parla dei morti, ma sicuramente in casa nostra Giuseppe Pinelli non è mai stato un nemico.”

Mario Calabresi racconta come la sua famiglia abbia scelto, con coraggio e dignità, di “Spingere la notte più in là”.

La storia di una famiglia italiana ferita dal terrorismo che tutti dovrebbero conoscere.

Giorgio Castriota

Mario Calabresi racconta suo padre a Ballarò