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Posts Tagged ‘Strategia della tensione’

L’affaire Moro

In Letture, Pensiero, Politica, Storia, Storia contemporanea on giugno 12, 2011 at 9:34 am

Sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro sono stati scritti molti libri, fiumi di inchiostro versati per descrivere quello che, nel tortuoso cammino della Repubblica Italiana, rappresenta un doloroso punto di non ritorno. Tra i tanti, l’Affaire Moro di Leonardo Sciascia ha il merito di analizzare, sezionare e soppesare le parole scritte dal politico democristiano nei cinquantacinque giorni di prigionia mettendo in evidenza la malafede di chi, nel contempo, si è reso – di fatto – complice dei suoi carnefici.

Sciascia, tra le altre cose, mostra quanto misera di fondamento storico e morale fosse la cosiddetta “Linea della fermezza”: la ridicola presa di posizione assunta in quei terribili giorni dallo Stato Italiano (lo stesso per cui, da sempre, per ogni legge è pronto l’inganno, per ogni rigida procedura è pronta l’eccezione, per ogni adempimento da compiere l’amico dell’amico è pronto a sollevare dall’incombente incombenza) in virtù della quale con le Brigate Rosse non ci sarebbe stata alcuna trattativa.

“Giulio Andreotti dai microfoni del Tg2 ribadisce il «no» del governo a ogni trattativa. «Abbiamo giurato di rispettare e di far rispettare le leggi. Questo è un limite che nessuno di noi ha il diritto di valicare».” [1]

La verità è un bene prezioso: è merce rara. Anche la vergogna lo è, e se alcuni ne avessero appena un po’, tanta parte del dolore che consuma questo mondo cesserebbe di lacerare vite inutilmente.

“Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge  incomprensibilmente l’ordine di esecuzione. Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti. Aldo.” [2]

Aldo Moro doveva morire. E morirà.

Giorgio Castriota

 

[1] Corriere della Sera del 29/4/1978;
[2] Lettera di Aldo Moro recapitata alla moglie Eleonora il 5/5/1978.

Strage

In Poesia on dicembre 12, 2009 at 4:06 pm

Uno squarcio
nel pavimento
inghiotte
l’Italia

Uno squarcio
nel pavimento
ruba vite
tra documenti sparsi
fogli contabili
e foto in bianco e nero
come le immagini
in televisione

nessun passo
verso casa
che non sia di dolore

il peso della partenza
forzata e violenta
lo porta chi resta
un’eredità di occhi spenti
e mani fredde

nodo in gola e rabbia

l’esistenza che cambia
per mano di chi non conosci

nessun padre, fratello, amico
ritornerà indietro
in questo pomeriggio di dicembre

la chiamano strage.

Gilda Camero

Piazza Fontana

In Pensiero on dicembre 12, 2009 at 1:11 pm

Primo Levi a proposito del mestiere dello scrittore era solito dire che in caso mancata comprensione di un testo la colpa è sempre di chi scrive. Comunque. E’ chi scrive che ha bisogno di comunicare e deve sforzarsi per dare al proprio messaggio la forma giusta affinché questo possa essere correttamente interpretato da chi legge.

A volte però il messaggio da comunicare è dannatamente complesso e renderne compiutamente ogni sfumatura attraverso le parole è impresa ardua: come si può, ad esempio, parlare della strage di Piazza Fontana a chi non ne sa nulla senza essere incompleti? “Piazza Fontana” sino a qualche istante prima delle 16.37 del 12 dicembre 1969 è solo un indirizzo, una delle tante piazze della città di Milano, qualche istante dopo diventa sinonimo di morte e poi, con gli anni, “Piazza Fontana” smette di essere solo un indirizzo e si veste di altri significati: la madre di tutte le stragi, l’inizio della strategia della tensione, la perdita dell’innocenza. E poi come si potrebbe raccontare il dolore di chi è stato ferito? E le lacrime di chi ha perso un padre? E l’infame atteggiamento delle Istituzioni? I depistaggi, gli insabbiamenti, i tanti processi, le assoluzioni, gli ingiusti arresti, le morti sospette? Difficile cavarsela con poco. Ma bisogna farlo, è necessario cercare di capire, è doveroso ricordare.

Un ottimo servizio alla memoria è reso da Piazza Fontana, eccelso lavoro di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, pubblicato dalla casa editrice padovana Becco Giallo. I due autori con il linguaggio del fumetto affrontano, uscendone vittoriosi, le difficoltà di cui sopra offrendo al lettore un punto di partenza privilegiato per intraprendere un percorso teso ad onorare la memoria in un Paese che, come diceva Leonardo Sciascia, è senza memoria e senza verità. La verità sull’orrendo delitto commesso quarant’anni fa a Milano nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura non è stata mai raccontata, c’è solo da augurarsi che ne rimanga memoria. Almeno quella.

“Non è semplice dire se ci sentiamo sconfitti o vincitori. Forse la domanda è un’altra, la stessa che rivolgeva a se stesso un operaio durante i funerali: perché? A chi giova una strage del genere? Ora il nostro compito è continuare a raccontare la storia di Piazza Fontana per consegnare il testimone della memoria alle future generazioni.” (Francesca Dendena, figlia di Pietro, morto nella strage).

Giorgio Castriota

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PER SAPERNE DI PIU’

Tg Notte del 12 dicembre 1969 – Annuncio della strage di Piazza Fontana

www.piazzafontana.it

blog di Francesco Barilli – coautore del libro “Piazza Fontana”